Utilizziamo i cookie per assicurarti una migliore esperienza nel nostro sito. Questo sito utilizza i cookies, anche di terze parti, solo per scopi statistici.
Per informazioni sui cookies, clicca qui. Continuando a navigare su questo sito accetti il loro impiego. OK
  • Genitori, arte imperfetta

    Incontri per genitori con figli di tutte le età con psicologi, pedagogisti, esperto nuove tecnologie.
    Da ottobre 2016. Ingresso libero.

  • Diversità

    E' una storia che riguarda tutti. Dentro di noi ci sono parti diverse che dialogano. A volte bisticciano.

  • Non è una malattia

    Ma allora perchè in adolescenza si sta male?

  • Adolescenza

    Cosa cambia, cosa resta, nel periodo che trasforma velocemente dentro e fuori.

Adolescenza: età del cambiamento?

Capita che si cambi, e a volte i cambiamenti sono rapidi e improvvisi a tal punto da darci anche un po’ fastidio. Non che sia un fatto esclusivo dell’adolescenza, certo è che tutti noi abbiamo presente alcuni eventi cruciali della nostra vita, anche positivi, che ci hanno fatto passare qualche notte in bianco.

In adolescenza l’evoluzione è continua, non sempre tempestosa come la si dipinge, e richiede una notevole quantità di energia: cambiare significa scoprire nuovi mezzi (sociali, corporei, intellettivi, sessuali, relazionali, etici), imparare ad usarli non è compito di immediato apprendimento.

 Tutti i genitori hanno conosciuto cosa significhi per il loro bambino crescere: comporta per gli adulti un continuo riassestamento degli equilibri e una presenza costante. Eppure di fronte alla temuta adolescenza molti dei passaggi e delle esperienze che genitori hanno affrontato con i propri figli per più di un decennio sembrano d’un tratto spazzati via.

Qualcosa rende sopportabile ai genitori il pianto, le notti in bianco, gli stravolgimenti delle abitudini che un figlio, nell'arco degli anni dell'infanzia, richiede. Immaginiamo, quindi, genitori corazzati, preparati dalla più che decennale esperienza; invece la seconda nascita, come alcuni chiamano l’adolescenza, sembra lasciare senza strumenti, come se tutto davvero fosse cambiamento e nulla restasse, tanto nel rapporto con i figli, quanto nella consapevolezza del proprio ruolo e delle proprie capacità genitoriali.

Ecco alcuni tra i nuovi elementi che creano scompiglio e richiedono un riaggiustamento delle reciproche posizioni:

-Gli amici, terzi incomodi tra genitori e figli, sono per l’adolescente un’importante base per poter condurre l’esplorazione nel mondo, anche scoprendo valori e modelli diversi da quelli genitoriali. Al tempo stesso questa necessaria presenza è di fatto ostile all’esclusività di controllo dei genitori; anche i bambini più piccoli utilizzano l'esplorazione per conoscere il mondo, e tanto gli è possibile pensare di allontanarsi quanto più sentono che la mamma al loro ritorno sarà lì ad attenderli, e che, anzi, non li avrà persi di vista neanche per un secondo;è proprio il caso di dire che un conto sono le esplorazioni del bambino al parco che durano pochi minuti, altra faccenda sono le assenze per lunghe ore, spesso notturne, di ragazzi e ragazze.

 

-L’aspetto, ormai adulto, spesso inganna gli stessi genitori rispetto al raggiungimento di competenze relazionali, sociali ed intellettive. Le richieste di indipendenza, spesso non all’altezza della loro effettiva sostenibilità, mettono alla prova la relazione. Ci si chiede “avrò sbagliato tutto?”, “possibile che non abbia capito nulla?” senza riconoscere che il percorso evolutivo (tanto per i figli quanto per i genitori) non è ad un punto di arrivo, ancora.

 

Sono proprio i genitori spesso a domandarsi che fine ha fatto il loro ruolo.
In effetti gli adolescenti fanno di tutto per metterli alla prova, tutti intenti a scoprire che adulti saranno loro stessi; questo passaggio obbligato significa molto in senso evolutivo “divento un altro, diverso da papà, diverso da mamma”.

 

Ma è poi così vero che nulla resta?

Alcuni studiosi spiegano come l'adolescenza sia un abbandono momentaneo o parziale della relazione, con l’aspettativa, almeno nelle situazioni che rientrano nella norma, di ritrovare i propri genitori nel momento del bisogno. E’ esperienza comune scoprire che di fronte alle importanti scelte della vita (scuola, lavoro) si preferisca consultare i genitori, laddove già nell’infanzia ci sia stata una buona cura e vicinanza. Spesso quello che vivono i genitori è invece un senso di definitivo e totale allontanamento, e questo smuove sentimenti che alimentano lo scontro, cui l’adolescente è altamente predisposto. Quello che viene modificato è sicuramente l'accettazione esclusiva di un modello: l'adulto che i figli diventeranno sarà mediazione di più modelli da loro incontrati, anche quello genitoriale, e certamente questo passaggio corrisponde ad una qualche perdita da parte dei genitori.

La via da intraprendere per genitori è  tenere presente che, se hanno saputo nell’infanzia garantire l’affetto accanto al ruolo educativo, non vi è motivo per cui questo debba essere “dimenticato” dai figli in età successive. I genitori dovranno continuare ad alternare le funzioni di sostegno e di controllo, a ben pensarci esattamente come quando il bambino è ancora piccolo e deve imparare, per esempio, a camminare: sostegno ed incoraggiamento anche concreto, affiancato da un controllo non oppressivo, ma che preservi da situazioni eccessivamente dolorose o pericolose.

Abbiamo accennato a quanto sia trasformativa l'adolescenza, quello che non cambia sono le radici profonde del rapporto genitori-figli ed è proprio da una base sicura come questa che può partire l’esplorazione del mondo che dovrà un giorno portare all’autonomia. I genitori devono solo ricordarselo ogni tanto.

Approfondimenti: