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  • Genitori, arte imperfetta

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  • Diversità

    E' una storia che riguarda tutti. Dentro di noi ci sono parti diverse che dialogano. A volte bisticciano.

  • Non è una malattia

    Ma allora perchè in adolescenza si sta male?

  • Adolescenza

    Cosa cambia, cosa resta, nel periodo che trasforma velocemente dentro e fuori.

Crescere nella diversità

Chi non ha visto Zelig alzi la mano!
Non il programma televisivo, ma il film. Si tratta di un film di Woody Allen del 1983 in cui il protagonista, Zelig appunto, è colpito da una malattia ignota che lo porta a cambiare le sembianze per adattarsi meglio alle situazioni in cui si trova: una sorta di camaleonte umano.

Zelig sembra essere il prototipo del conformismo, senza una propria identità.

 

Nella realtà la nostra stessa identità non si discosta poi tanto da quanto la storia di Woody Allen racconta in modo esilarante. L'incontro continuo con gli altri ci definisce e ci modifica. L'apprendimento, senza che ne abbiamo consapevolezza, avviene in gran parte per imitazione o prendendo a riferimento alcuni modelli.

La mamma, il papà, i fratelli, già da quando siamo molto piccoli ci insegnano come stare al mondo: vivere insieme significa acquisire in modo più o meno automatico alcune caratteristiche. Spesso scopriamo che due persone sono fratelli più dai modo di parlare e gesticolare che dalle somiglianze fisiche.
Poi, ad un certo punto, quando abbiamo fatto sufficiente esperienza, si definisce un modo del tutto individuale di affrontare l'esistenza. Ma è proprio così?

Secondo gli studi di gruppoanalisi l'individuo è, se le cose vanno bene, una mediazione continua, talvolta faticosa, tra parti diverse. "Dentro di noi c'è un condominio". Siamo tirati per la manica non solo da quanto gli altri si aspettano da noi, ma anche da una parte di loro che abbiamo interiorizzato e che, dal di dentro, ci coinvolge.

Spesso questo fenomeno è visibile in quello che chiamiamo proiezione: di qualcuno ci dà fastidio un atteggiamento che, a ben vedere, appartiene a noi stessi e con il quale non conviviamo facilmente. Proprio per questo lo troviamo così insopportabile negli altri.

Nella vita che viene definita autentica la nostra individualità è potuta emergere in continua convivenza con le nostri parti interne. Questo non è da confondere con l'anarchia: anche nella vita autentica dialogare con le parti interne significa, per esempio, una mediazione della propria libertà individuale in contesti sociali definiti.

Quando vengono bloccate tutte le vie possibili per l'autenticità se va bene scoppia un conflitto interno, se va male, cioè se il conflitto resiste e non si risolve nel tempo, andiamo incontro a diverse forme di patologia.

Incontrare in forme diverse persone nella vita reale, e provare con loro a tessere relazioni, e non solo scambi, comprende una possibilità in più di crescita psicologica, ma anche la difficoltà di incontrare l'altro.

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